Chitarra Vintage

chitarra elettrica vintageVi è mai capitato di assistere, senza essere esperti e nemmeno padroneggiando il lessico, di assistere ad una qualche conversazione tra appassionati di chitarre vintage? Probabilmente, vi sarà parso di essere spettatori di un dialogo fra iniziati; se invece siete degli appassionati, sapete come il riconoscimento di un pezzo importante o la sua manutenzione risultino argomenti imprescindibili e da sviscerare a fondo.

In Italia, la storia delle chitarre vintage è quasi paradossale: qualche decennio fa, uno strumento oggi considerato interessante e di valore finiva in cantina, in soffitta, oppure veniva smontato e modificato senza provocare scrupolo alcuno. Così, insieme ai cultori con trascorsi o vere e proprie attività musicali, a chi vive il vintage negli strumenti musicali anche come un modo per rivivere anni sempre più lontani, magari quelli della sua adolescenza, e a chi ha fatto un percorso di conoscenza, si incontrano collezionisti quasi per caso, che con un itinerario inverso dal possesso, più o meno fortuito, di un oggetto sono arrivati a coltivare un interesse.

Le tecniche per riconoscere i pezzi d’epoca non sono proprio elementari, anche perché non mancano, in presenza di un florido mercato e di ottime quotazioni, le contraffazioni grossolane o più sofisticate. In ogni caso, vengono verificati i numeri di serie, impressi, ad esempio, sul manico della chitarra. Un nome mitico su tutti? FENDER, naturalmente. Ma molte sono le marche blasonate: ARIA, EKO, GIBSON, IBANEZ, YAMAHA. La rete è una notevole risorsa per chi vuol cominciare ad orientarsi nel settore, non mancano cataloghi on line, recensioni e manuali stilati dai veri cultori.

Ma il vintage degli strumenti musicali, un po’ come avviene per quello dei dischi in vinile, ha già da tempo invaso anche le edicole, e non mancano riviste specializzate, ricche di immagini e quotazioni.